Formazione, professionalità e tecnologie per assistere i nostri anziani.
Nuovi servizi familiari, che creano concrete opportunità di lavoro  @badaben_it

Riteniamo necessario progettare e realizzare un nuovo modello di assistenza, che prenda spunto da esperienze già vissute da altri (paesi europei) e che sia in grado di integrare:

  • la disponibilità e la spinta motivazionale del caregiver familiare
  • il supporto del caregiver “professionale” consentendogli di “vivere” la propria vita (così da rendere appetibile il lavoro di cura anche per gli italiani).
  • un sistema tecnologico integrato che faciliti il gravoso compito di cura

ottenendo un servizio “modulare”, personalizzato ed in grado di contenere i costi, accessibile al maggior numero possibile di cittadini grazie ai contributi già previsti dall’ente pubblico.

Per caregiver familiare si intende la persona che assiste gratuitamente un proprio congiunto non in grado di svolgere autonomamente gli atti necessari alla vita quotidiana a causa dell’età, di una disabilità, di una malattia. 

Per caregiver “professionale” invece l’assistente familiare opportunamente formato secondo un protocollo serio ed equilibrato.

Per sistema tecnologico integrato di intende l’insieme di alcuni strumenti facilmente reperibili e di facile utilizzo che consentono il monitoraggio della persona nel suo ambiente domestico (e nei suoi spostamenti) e che forniscono informazioni e servizi utili sia al caregiver che all’assistito.

Si tratta di realizzare in primo luogo una nuova “alleanza per la cura”  che consenta di individuare modalità assistenziali efficaci, sostenibili, integrate, tra l’uso di tecnologie avanzate (ma di facile uso e senza alcun impatto negativo nella vita della persona non autosufficiente), servizi professionali e assistenza di cura a domicilio.

In questo modo l’assistenza familiare “professionale” acquisterà nuovo “appeal” per gli operatori italiani che potranno conciliare il lavoro con la vita familiare e per i giovani che potranno vedere l’assistenza familiare “quantomeno” come un’opportunità di crescita professionale e personale.

Le modalità per affrontare il problema sono le seguenti:

  1. adeguata formazione per TUTTI gli attori dell’assistenza (operatori, caregivers e assistiti)
  2. un’analisi dei bisogni effettuata da operatori professionali, in stretta relazione/condivisione con il caregiver familiare che consenta la messa a punto di un adeguato piano assistenziale integrato
  3. un’azione di ascolto, orientamento in relazione all’evolversi del bisogno del assistito e dei caregivers
  4. valutazione degli interventi di tipo “strutturale” nel domicilio della persona da assistere: adeguamento non troppo invasivo dell’arredamento (letto), eventuale fornitura di presìdi (es. sollevatore), attivazione servizio di video sorveglianza da remoto.
  5. l’attivazione di un’azione di tutoraggio/formazione in situazione dei caregiver e della persona anziana (anche in relazione agli strumenti forniti)
  6. accessibilità alle informazioni, ai servizi e alle facilitazioni/agevolazioni per l’assistito e per il caregiver.
  7. integrazione nella rete dei servizi socio-sanitari

Si tratta di interventi che pongono in primo piano la centralità del ruolo del caregiver e dei bisogni individuali della persona assistita, ma che richiedono altresì la formazione di nuove competenze/ruoli degli operatori dei servizi, ad esempio:

  • degli operatori della domiciliare, verso funzioni sempre più orientate verso il trasferimento di competenze (socio assistenziali, ma anche di tipo “informatico”), il tutoraggio, il monitoraggio…
  • degli operatori degli sportelli sociali nel rapportarsi ai caregivers e nel fornire adeguate informazioni sui servizi pubblici e non operanti sul territorio…
  • dei medici di medicina generale che possono da un lato aiutare i caregiver e dall’altro fare tesoro delle informazioni che da essi provengono.
  • nella raccolta, organizzazione, fruizione on line di informazioni, materiali, servizi che possono essere d’aiuto all’assistito e a chi se ne prende cura.

Un rischio che deve essere combattuto non solo con l’ampliamento dell’offerta di servizi  e la creazione di un mercato sociale dei servizi alla persona: in primo luogo invece del “badantato” una offerta regolare e qualificata di assistenza familiare e attraverso azioni mirate verso la persona responsabile delle attività di cura.

Ciò nella consapevolezza che la relazione assistente/assistito  è complessa, basata su un equilibrio instabile che rischia di tradursi, nel dispiegarsi dell’azione di cura, in una relazione tra due fragilità a forte interdipendenza (soprattutto affettiva) e difficile da reggere in termini psicologici..

Molti Paesi europei, come consente di monitorare la presenza italiana nel direttivo dell’Associazione europea dei familiari che si prendono cura (Eurocarers), stanno agendo su questo gruppo target con significativi investimenti in politiche di formazione, supporto e conciliazione.

Come accennato in precedenza, il nuovo modello assistenziale integra un supporto tecnologico che mira a coniugare due “semplici” elementi facilmente reperibili sul mercato: un bracciale elettronico per persone non autosufficienti (molto simile ai bracciali fitness, molto “di moda” in questo periodo) ed un sistema di video-sorveglianza.

Il bracciale elettronico, secondo le abilità dell’utente può offrire le seguenti funzionalità:

  • Sistema “anti-caduta” (utilizzo dell’accelerometro)
  • Verifica dei dati vitali (battito cardiaco e/o pressione arteriosa) e della qualità del sonno
  • Sistema di localizzazione (utilizzo del GPS)
  • Collegamento alla centrale di assistenza (utilizzo del modulo GSM)
  • Gestione di una telefonata (utilizzo dell’interfacciamento bluetooth con apparecchi acustici)
  • Pagamento contactless di piccole spese quotidiane (utilizzo modulo NFC)

 

Il sistema di videosorveglianza, collegato ad una centrale gestita da personale infermieristico e da operatori socio sanitari, garantisce la capacità di allertare il nucleo di assistenti familiari di riferimento affinché intervengano entro pochi minuti SENZA NEMMENO IL BISOGNO DI  UNA RICHIESTA D’AIUTO.

Il sistema diventa inoltre NATURALE DETERRENTE contro le TRUFFE ALLE PERSONE ANZIANE.

In relazione alle problematiche degli assistiti, gli assistenti familiari saranno assegnati con un rapporto variabile da 1:2 a 1:6. un nucleo di 4 assistenti familiari, operante sul territorio di un quartiere o di un piccolo paese, potrà seguire da 8 a 15 persone con un diverso grado di autosufficienza. Naturalmente il rapporto 1:1 potrà essere riservato ai casi più gravi o ai contesti familiari più “apprensivi” ma economicamente in grado di sostenerne il costo.

Accanto a ciò un sistema informatico “intelligente” che affiancherà caregiver professionali e familiari nel reperire servizi utili: da quelli più strettamente “sanitari” a quelli più “quotidiani: spesa, pasto, lavanderia, calzoleria a casa, un “videotelefono” amico gestito da volontari, servizi  per la stimolazione cognitiva, l’intrattenimento ecc.

Tutto il progetto non può pero prescindere da un radicale cambiamento culturale che può essere provocato solo dalla collaborazione di soggetti diversi: dalle istituzioni al terzo settore, dalla scuola al “mercato globale”.

Senz’altro le risorse economiche sono fondamentali alla realizzazione dell’infrastruttura tecnologica e a supportare lo startup di progetto ma la sua riuscita e la continuità nel tempo non possono prescindere da una virtuosa attività di lobbying, capace di sopportarle adeguatamente.

In diversi Paesi europei sono stati normati diritti esigibili da parte dei caregivers. Anche n Italia alcune regioni più lungimiranti hanno previsto forme di riconoscimento del ruolo del caregiver: vedasi la legge regionale dell’Emilia Romagna n° 2 del 28 marzo 2014, che è stata ripresa da un documento Age.na.s. e dal Coordinamento regioni. 

Ma di quali diritti stiamo parlando?

La funzione di caregiver è spesso assunta a fronte di una necessità, di un’emergenza, in assenza di una conoscenza di ciò che questo significa. Il secondo Rapporto nazionale sulla non autosufficienza, pubblicato nel Novembre scorso, per la prima volta dedica ai caregiver familiari un capitolo significativo e individua nelle competenze del caregiver la prima iniziativa necessaria per rispondere ai bisogni assistenziali. Conoscere diventa la prima tappa di un progetto di intervento , per questo si propone una ricerca sul campo sui bisogni dei caregiver. Questi bisogni vanno comunicati e fatti uscire dal chiuso delle mura domestiche e socializzati.

Il caregiver si assume una responsabilità senza conoscerne la declinazione e le difficoltà che comporta nel breve e nel medio termine, senza avere elementi puntuali rispetto alla patologia, all’evoluzione dello stato di salute della persona assistita e di ciò che questo potrà comportare nello specifico della relazione d’aiuto e della gestione delle funzioni di vita quotidiana . Un bisogno di aiuto che spesso si traduce nella necessità di una continuità assistenziale di cui, per definizione, non può farsi carico una sola persona.

Entra in campo in primo luogo un diritto all’informazione.

Informazione sulla condizione dell’assistito, sul ruolo/responsabilità/compiti di chi assume la funzione di caregiver, sui servizi in essere sul territorio e sulle relative modalità di accesso.

Ma di sola informazione si tratta? Se è vero che l’informazione è condizione prima per l’assunzione di un compito, è pur vero che, per esercitarlo, occorre acquisire le conoscenze e le pratiche ad esso connesse.

Ed allora entra in campo il diritto alla formazione professionalizzante fruibile e accessibile anche alle assistenti familiari affinché si qualifichi il rapporto di cura nel suo insieme e si generi una relazione di cura basata sulla continuità assistenziale governata.

Quale formazione? Non certo la formazione tradizionale che prescinde, in termini di tempi di realizzazione e di contenuti formativi, da specificità di caso.

Occorre mettere a disposizione, contestualmente al manifestarsi del bisogno e alla decisione di “dare cura”, una formazione immediatamente accessibile e personalizzabile in termini di contenuti (in tal senso in ambito europeo sono stati realizzati corsi multimediali per caregivers, anche in lingua italiana, in DVD o fruibili, a domanda individuale, on-line e con moduli formativi opzionabili dall’utente) che consentano da subito di accompagnare l’azione di cura.

Per questo negli anni è maturata la collaborazione tra il Gruppo BadaBen e la Cooperativa “Anziani e non Solo” membro italiano di EuroCarers, associazione europea di promozione e tutela del ruolo dei caregivers.

L’informazione e la formazione devono altresì accompagnarsi alla trasformazione dell’offerta di servizi, partendo da quelli offerti dalla cooperazione sociale nell’Assistenza Domiciliare Integrata che dovrà trasformarsi sempre più in servizi di tutoraggio, monitoraggio e affiancamento dell’assistenza familiare, crescita di un mercato di servizi professionali a cui, a fronte del mutare del carico assistenziale e sanitario del familiare, il caregiver possa rivolgersi per acquisire le prestazioni ed i servizi di cui necessita (dall’aiuto domestico “tradizionale” a quello dell’assistente familiare o di prestazioni infermieristiche, riabilitative ecc….) per azioni di sollievo, temporanee o rispondenti a necessità di long term care.

La promozione di tali diritti ed il loro riconoscimento da parte dell’ordinamento pubblico è il supporto più importante del quale questo progetto ha bisogno.

Le criticità rispetto a questo modello di assistenza possono essere individuate in due ambiti principali

– Ambito tecnologico:

Per valutare l’impatto dell’idea sulle famiglie di assistite, abbiamo somministrato a 56 famiglie (che abbiamo incontrato nei corsi per caregivers organizzati nell’ultimo anno) un questionario che sondasse proprio tali aspetti:

  • Sensazione di invasione della privacy: le famiglie non sono molto preoccupate. In una scala da 1 a 5 il grado di preoccupazione è 2,7 circa. La completa rassicurazione in tal senso si raggiunge rappresentando alla famiglia la qualità della squadra che gestisce la centrale operativa: Infermieri, Operatori socio sanitari e psicologi.
  • Impatto delle tecnologie: le famiglie sono scettiche rispetto all’utilizzo delle tecnologie da parte delle persone anziane (punteggio 4,3 su 5) ed effettivamente, soprattutto in relazione al bracciale, sarà importante una scelta oculata di diversi modelli a seconda delle necessità (più semplici, o più completi, più grandi o più “minimali” in alcuni casi celabili nell’abbigliamento per evitarne la rottura o la dimenticanza più o meno intenzionali ecc.)
  • Utilizzo dei servizi “accessori”: videotelefono amico, spesa, pasto, lavanderia, calzoleria a casa ecc. potrebbero rappresentare una frontiera troppo “distante” dalla forma mentis dei nostri genitori e dei nostri nonni, ma forse la loro introduzione in casa “oggi” preparerà noi ad usufruirne quando ne avremo la necessità…
  • Un’altra criticità è rappresentata da un“requisito tecnico minimo” che consiste nella possibilità di collegare l’abitazione dell’assistito con una linea dati a banda larga (ADSL).

– Ambito relazionale

  • Molto spesso la famiglia vede nell’assistenza familiare una sorta di giustificazione alla carenza di capacità, volontà, possibilità di seguire l’anziano genitore. Per questo la famiglia confida in una presenza “h24” che possa fugare i sensi di colpa. A volte però tale richiesta non trova riscontro nelle reali necessità dell’anziano o nei suoi desideri… Sarà compito dei tutor affiancare la famiglia nel corretto dimensionamento dei servizi.
  • Spesso l’anziano non è sufficientemente collaborativo: l’assistente familiare è visto come una “sottolineatura” dell’autosufficienza perduta. Sarà quindi necessario valutare un percorso di inserimento con adeguato supporto psicologico per i casi che lo richiedono.

Crediamo che le famiglie, in un momento di crisi come quello attuale saranno ulteriormente stimolate a “provare” questo nuovo modello di assistenza non altro per il minor costo. Quindi il primo indicatore sarà il numero di famiglie che aderirà al servizio. La vera sfida consisterà nella capacità di far scaturire “provvedimenti legislativi” atti a fa diventare questa “sperimentazione” un modello di assistenza integrato nel servizio sanitario delle regioni e dello stato.

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